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I Disturbi del Comportamento Alimentare in gravidanza e nel post partum

14 settembre 2019

I disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DCA) sono definiti e classificati nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM-5), come persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica e la qualità di vita della persona (APA, American Psychiatric Association 2013).

Chi ne soffre, vive in modo problematico il rapporto con il cibo, manifesta un’ eccessiva preoccupazione per la forma fisica e ha un’alterata percezione dell’immagine corporea. L’insieme di questi fattori (peso, forma e immagine corporea) influenza fortemente sia l’autostima della persona che le conseguenti oscillazioni del tono dell’umore.

Sono patologie che colpiscono maggiormente il genere femminile (anche se negli ultimi anni si assiste ad un notevole aumento dei casi maschili) e l’età di esordio della patologia si colloca generalmente tra i 10 e i 30 anni.

Quali sono i principali Disturbi del Comportamento Alimentare?

ANORESSIA NERVOSA (AN) è caratterizzata da un’intensa paura di aumento del peso e di diventare grassa/o. Il soggetto percepisce il peso e la forma del proprio corpo in modo alterato e tale percezione influenza negativamente la percezione di sé. Porta ad una progressiva restrizione di apporto calorico, che conduce ad un basso peso corporeo, inferiore al minimo atteso per la struttura della propria corporatura. Il soggetto inizia a mangiare sempre meno o ad eliminare cibi che considera proibiti, come i carboidrati, i grassi o cibi con caratteristiche che considera nocive (es. lieviti o latticini). È un sintomo che inizialmente è percepito positivamente dal soggetto, perché gli da una sensazione di controllo sulla propria esistenza. Per le donne un segno caratteristico è l’amenorrea, la perdita della mestruazione. È spesso in comorbilità con i Disturbi d’ansia e il Disturbo Ossessivo Compulsivo.

BULIMIA NERVOSA (BN) è caratterizzata da frequenti episodi di abbuffata, che consiste nel mangiare una quantità eccessiva di cibo in un lasso di tempo molto ridotto. La persona ha la sensazione di perdere il controllo di fronte al cibo, e cerca di rimediare all’abbuffata ricorrendo a condotte compensatorie/eliminatorie per scongiurare l’aumento di peso. Tra le condotte compensatorie maggiormente utilizzate ricordiamo il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, diuretici o altri farmaci, il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano almeno una volta alla settimana per un periodo di almeno tre mesi e sono generalmente effettuate in gran segreto e solitudine. Si trova spesso in comorbilità a depressione, dipendenza affettiva o da sostanza, autolesionismo, disturbi di personalità.

BINGE EATING, (BED) è il DCA maggiormente frequente in gravidanza, ed è caratterizzato da abbuffate senza condotte compensatorie. La persona mangia sino a raggiungere una sensazione di disagio dovuta all’eccesivo senso di pienezza. Le abbuffate vengono fatte generalmente in solitudine, anche in assenza di appetito. Sono accompagnate da una sensazione di disgusto e vergogna di sé.

Cosa succede in gravidanza a donne con i Disturbi del Comportamento Alimentare?

La gravidanza e il post partum rappresentano un periodo estremamente delicato per chi ha sofferto e/o soffre di DCA in quanto il corpo della donna vive intense trasformazioni delle forme corporee, andando a scatenare in soggetti predisposti lo sviluppo della patologia alimentare, con l’ossessione del cibo e delle calorie. Non a caso i periodi più critici di possibile esordio della patologia alimentare sono la pubertà, il periodo perinatale e la menopausa, in cui le oscillazioni ormonali provocano inevitabilmente dei cambiamenti nella forma e nel peso della donna.

Non per tutte le mamme quindi è facile e piacevole osservare il proprio corpo che cresce e si modifica con l’ aumento di peso, anche se la gravidanza è stata fortemente desiderata e ricercata.

Inoltre è importante ricordare che ci sono casi in cui la gravidanza può non essere stata desiderata e programmata ma “capitata” durante il periodo di amenorrea secondaria all’AN, dove l’eccessivo sottopeso provoca la sospensione dei cicli mestruali. In questi casi, le pazienti ritengono erroneamente di non poter rimanere incinta non avendo le mestruazioni, cosa invece possibile per il mantenimento della fase ovulatoria del ciclo mestruale.

È frequente che le donne che hanno sofferto di DCA precedentemente o che lo sviluppano in gravidanza, nelle prime settimane di gestazione fatichino ad accettare non solo i cambiamenti corporei ma che palesino anche una fatica psicologica nell’ attaccamento al feto. Generalmente però, intorno alla 18a settimana, quando il feto inizia a far sentire la propria presenza con i primi movimenti, tale vissuto tende ad essere superato mentre in alcuni casi, può persistere e influenzare l’andamento della gravidanza stessa e lo sviluppo della relazione di attaccamento mamma-bambino.

E’ difficile identificare i sintomi di DCA in gravidanza perché l’ attenzione al controllo del peso è non solo valorizzata da un punto di vista medico per scongiurare eventuali complicanze ma rispecchia ampiamente anche gli stereotipi socio-culturali del nostro tempo, che valorizzano magrezza e perfezione. Oppure, sul versante opposto, persistono ancora credenze popolari che sostengono che sia normale e raccomandabile in gravidanza “mangiare per due”.

E nel post partum?

Un periodo altrettanto delicato, è rappresentato dal post partum, quando le esigenze del bambino prendono il sopravvento e la mamma, tende ad andare in deprivazione dei propri bisogni primari di sonno e alimentazione per cercare di adattarsi alla nuova condizione di vita.

Questa “trascuratezza” materna, che purtroppo colpisce tutte le mamme che non hanno aiuti concreti nel prendersi cura del bambino e rimangono sole per molte ore durante il giorno, alla lunga espone più facilmente la mamma al rischio di alternare periodi di restrizione alimentare ad attacchi di fame, che possono assumere la caratteristica di vere e proprie abbuffate. Da ciò si evince anche quanto sia importante per la neo mamma avere accanto qualcuno che si occupi e preoccupi anche di lei e l’aiuti semplicemente facendole trovare dei pasti pronti, soprattutto nei primissimi mesi del post partum.

Le mamme che allattano possono essere maggiormente a rischio, proprio perché possono incorrere più facilmente in uno stato di malnutrizione che non giova nè a lei né al benessere del bambino.

Un altro momento particolarmente delicato, è lo svezzamento del bambino, dove le paure materne relative al controllo del peso e delle calorie, possono pericolosamente riflettersi nella gestione dell’alimentazione del bambino.

Perchè è importante parlare Disturbi del Comportamento Alimentare in gravidanza e nel post partum? 

  1. È qualcosa di cui chi ne soffre spesso non parla per la vergogna e la paura dei giudizi altrui, soprattutto dei medici curanti. Difficilmente una mamma dichiara di aver sofferto o di soffrire di un DCA se non le viene chiesto direttamente
  2. Spesso nemmeno i familiari più stretti sono consapevoli del disturbo e se ne possono accorgere anche 2/3 anni dopo l’insorgenza dei primi sintomi
  3. Il disturbo può avere delle importante conseguenze sulla salute della mamma anche a lungo termine. I DCA sono un insieme di disturbi ad elevata mortalità, che si aggira intorno al 10-20%, dato che fa sì che siano la seconda causa di morte del genere femminile per patologia psichiatrica, dopo il suicidio.
  4. Possono determinare complicanze ostetriche poiché aumentano i rischi di aborto spontaneo o morte intrauterina e nascita prematura
  5. La presenza di un DCA materno può influenzare la crescita intrauterina del feto, esponendo il bambino ad un rischio di un basso peso e basso apgar alla nascita
  6. Possono determinare COMPLICANZE AL PARTO come il travaglio indotto o il ricorso a taglio cesareo
  7. Può contribuire allo sviluppo di problematiche alimentari del bambino già a partire dallo svezzamento
  8. Prima si interviene, maggiori sono le possibilità di raggiungere la guarigione

Quali sono i campanelli d’Allarme?

Proprio perché in molti casi, soprattutto di AN, la persona che soffre di DCA non è consapevole della gravità del disturbo e delle sue potenziali conseguenze non solo per la propria salute ma anche per lo sviluppo del bambino, è essenziale che chi è accanto alla donna sia in qualità di famigliare che di curante, sia in grado dio cogliere alcuni segnali precoci che possono predisporre allo sviluppo della patologia.

Tra questi riteniamo essenziali un approfondimento clinico nei casi di:

  • Iperemesi Gravidica (una condizione caratterizzata da episodi ripetuti di vomito che possono portare a disidratazione, perdita di peso e squilibrio metabolico)
  • mancato aumento di peso o perdita di peso oltre i 4 kg
  • diabete gestazionale
  • eccessivo aumento di peso
  • perdita di controllo di fronte al cibo
  • eccessivo ricorso al cibo fuori pasto, spesso utilizzato come ricompensa dalle fatiche della gravidanza
  • preoccupazioni ossessive relative all’alimentazione del bambino

Conclusioni

I DCA sono considerati delle “severe mental illness” e come tali, richiedono trattamenti specializzati ed ad alto livello di integrazione tra le diverse figure professionali coinvolte nella cura della persona. Sono patologie gravi, che possono avere un decorso prolungato e tendere alla cronicizzazione (20-30%). (DSM-5, American Psychiatric Association, APA 2003.

Diverse ricerche scientifiche suggeriscono che il periodo della gravidanza sia molto importante per intervenire sui sintomi con maggiore efficacia rispetto a periodi precedenti della vita della donna. Spesso infatti le donne tendono a vivere in modo più sereno ed equilibrato il rapporto con il corpo e il cibo, sentendosi legittimate a “lasciarsi andare” per favorire la crescita e la salute proprio bambino. Questa motivazione profondamente affettiva può avere il potere di sciogliere dei nodi problematici della mamma e permettere una crescita e un cambiamento personale.

Intervenire precocemente significa anche fare prevenzione sull’equilibrio della relazione mamma bambino e intervenire nello scongiurare la trasmissione trans generazionale del disturbo alimentare.

 Articolo a cura della Dott.ssa Marlene Rota Stabelli - Psicologa e Psicoterapeuta - Responsabile Ambulatori Specialistici di Psicoterapia presso la Clinica San Martino di Malgrate

 

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